Rivoluzione Google Pixel Buds? Presente e futuro delle traduzioni automatiche

Due settimane fa Google ha tenuto un evento dedicato alla presentazione di nuovi dispositivi, in particolare due smartphone ed un computer. Ma a destare la maggior parte delle attenzioni, soprattutto nella comunità online degli appassionati di lingue, sono stati i Google Pixel Buds.

Google BudsGoogle Pixel Buds

All’apparenza si tratta di semplici auricolari wireless che si connettono allo smartphone, ma la particolarità in questo caso è che questi auricolari includono un microfono in cui è possibile dettare alcuni comandi per l’assistente vocale di Google: chiamare gli amici, chiedere informazioni sul meteo, dettare un messaggio… oppure, chiedere a Google di aiutarti a parlare una lingua.

Proprio così. Nella dimostrazione sul palco, grazie all’aiuto di questi auricolari smart, un ragazzo americano ed una ragazza svedese hanno potuto avere una breve conversazione, ognuno parlando la propria madrelingua, grazie alla traduzione (quasi) simultanea dei Google Pixel Buds.

Wow.

È questa la prima reazione del pubblico presente in sala, e probabilmente anche di quello a casa. Una tecnologia che ti consente di avere una conversazione con una persona che parla una lingua che non conosci, a portata di mano. Anzi di orecchio…

È un po’ il sogno di tutti… Mai più brutte figure quando cerchiamo di ordinare nei ristoranti all’estero. Per i più pigri, invece, finalmente l’opportunità di dire: “Hai visto? Non devo imparare nessuna lingua straniera, mi basta usare il traduttore automatico”

Un dispositivo che traduce attualmente 40 lingue, e che sembra uscito direttamente dai libri di fantascienza. Proprio come il “Babel Fish” in “Guida galattica per gli autostoppisti”, che viene inserito nell’orecchio, e permette di comprendere istantaneamente quanto viene detto in qualsiasi lingua dell’universo.

Il futuro, oggi?

Insomma, è il futuro, oggi.

Beh, in realtà, forse domani. O anche dopodomani… Sì, perché ad oggi non è così facile come sembra.

È vero, le traduzioni durante la dimostrazioni sono state pressoché perfette, ed anche il tempo di risposta è stato molto rapido. Ma in realtà, questi auricolari non sono così rivoluzionari come possono sembrare…

Il trucco è che hanno bisogno di un cellulare per funzionare, un cellulare su cui sia attivo Google Assistant, l’assistente vocale di Google. E quando chiedi a questo assistente di aiutarti a parlare una lingua straniera, in realtà viene attivato Google Translate in modalità conversazione.

A conti fatti, quindi, possiamo già testare le funzionalità di questo dispositivo con qualsiasi cellulare che abbia installato l’applicazione Google Translate, ed un paio di auricolari tradizionali, con filo e microfono. Certo, non sarà altrettanto cool, e dovremo prestare uno degli auricolari all’altra persona per poter avere una conversazione. Ma possiamo già avere un’idea dei pro e dei contro di questa “rivoluzione” linguistica.

Google Translate

Quindi la domanda è: Google Translate è davvero così avanzato? Nonostante la cattiva fama di cui gode tra i professionisti delle lingue, è un buonissimo traduttore in diverse lingue (mia opinione personale). In alcuni casi non riesce a tradurre in maniera fedele, anche se riuscirà a farti avere un’idea del significato; mentre in altri casi è davvero pessimo. È così: puoi contare su Google Translate per avere una mano nella buona parte dei casi, ma non puoi mai davvero fidarti di lui ciecamente… Non è perfetto, non ancora, ed ha ancora tanta strada da fare. Ma è probabilmente ad oggi il miglior traduttore automatico al mondo, ed è già il più popolare. E avendo un gigante tecnologico come Google alle spalle, è inevitabile che alcune delle migliori menti di questo pianeta dedicheranno la loro intera vita professionale a perfezionare questo prodotto.

In fondo, è il destino della tecnologia: essere migliore di ieri e peggiore di domani. Se guardiamo indietro di 20 anni, gli unici traduttori automatici erano dispositivi simili a delle calcolatrici, nei quali andavano inserite lettera per lettera le parole o le frasi che si voleva tradurre, ed i risultati lasciavano quasi sempre molto a desiderare.

Oggi questi dispositivi sono applicazioni incorporate nei nostri cellulari, quindi alla portata di tutti, e non è più necessario scrivere, ma si può parlare naturalmente ed ottenere una risposta ad alta voce, automatica ma quasi umana. Oggi le traduzioni automatiche tra lingue con sintassi simili hanno una buona percentuale di riuscita, motivo per cui nella dimostrazione sul palco i Google Buds hanno tradotto con successo  l’inglese e lo svedese, due lingue della stessa famiglia. Avrebbe funzionato bene anche per l’inglese e lo spagnolo, che sono lingue di diverse famiglie, ma che rappresentano la coppia di lingue più tradotta. Funziona così: Google cataloga tutte le traduzioni ufficiali di documenti in diverse lingue, e le da in pasto ai suoi algoritmi, di fatto allenati e perfezionati dalle traduzioni umane. Ma con traduzioni dal giapponese all’arabo, o anche solo dal cinese all’inglese, i risultati sono molto più deludenti. Spesso le singole parole vengono omesse o tradotte male, o addirittura l’intero significato di una frase viene completamente stravolto. In un contesto di lavoro, in cui probabilmente due persone hanno un livello anche solo basilare di inglese, utilizzare una lingua franca resta la migliore opzione di conversazione. Ma è anche vero che, se si incontra una persona che non parla nessuna lingua se non la sua lingua madre, allora una conversazione imperfetta tradotta automaticamente è probabilmente meglio di una comunicazione a soli gesti, e sicuramente meglio di nessuna conversazione in assoluto.

Il futuro

Se guardiamo quindi ai progressi tecnologici fatti in questo campo negli ultimi 20 anni, è facile capire che di strada ne è stata fatta tanta. Ed è normale aspettarsi che nei prossimi 20, con la velocità esponenziale del progresso, la traduzione automatica sarà perfezionata: più rapida, più naturale, più precisa. È la storia della tecnologia. E non c’è motivo di credere che la tecnologia possa fallire sul lungo termine nell’ambito delle lingue parlate.

Traduttori e interpreti saranno sostituiti da dispositivi tecnologici in futuro? Credo proprio di sì, anche se non in tutte le situazioni. Ma questo momento non è ancora arrivato.

Fino ad allora, imparare una lingua sarà ancora il miglior modo per avere una conversazione in una lingua straniera.

 

About Raffaele Terracciano

Studente seriale di lingue, Blogger, Language Coach e Tour Leader. Viaggio in giro per il mondo attraverso i libri, le lingue, il cibo e, ogni tanto, viaggi veri. Attualmente in missione per raccogliere i pezzi della torre di Babele.